

"Ci sono omicidi in cui l’assassino corrisponde alla vittima."
…la mano
del Sicario.

Oggi cominciando a scrivere mi vengono in mente quei film che cominciano alla fine… non c’entra niente, ok, comunque pensavo che non mi sarei mai trovata di sera ad ascoltare un cd vecchissimo degli 883. Che poi non so nemmeno di chi sia.
Ricapitolando…
Punto uno: Con il regalo di Luigi che sono andata a prendere stasera ho finito definitivamente la lista. Che poi a dirla tutta non mi è mai piaciuta sta storia dei regali, né farne né riceverne. Ad ogni modo quest’anno si fa, che poi c’è anche
Punto due: la festa di Natale, il 23 o giù di lì. E dobbiamo esserci tutti. Cioè la solita decina, cioè nei quattro piani disabitati della casa nuova di Marco, cioè.
Punto tre: Che poi non so com’è, ma Maura è convinta che le voglia regalare un vibratore… un’idea più cretina non poteva farsela venire, eh? Cioè!!!
Punto quattro: Mi viene da vomitare. Sì, perché dopo due ore di versione di greco (che mi sembra pure andata bene, una volta tanto), due ore di storia del pensiero politico e un’ora col Silvio (arte) che spara nomi a raffica con la scusa che abbiamo poco tempo… e dopo un panino ingoiato a stangoloni perché hanno anticipato lo sportello, e lo sportello, appunto, di greco con Luigi, nonché un’altra ora a studiare acidi, basi, ossidoriduzioni, sintesi, sali, assortimento indipendente, legge della segregazione, e balle varie… sì, ecco, appunto: mi viene da vomitare.
Punto cinque: probabilmente non fanno nemmeno ER, stasera.
Punto sei: Ehi, non è mica male quella canzone degli 883… come si chiama… nessun rimpianto? Bella, a parte che io la porta non l’avevo mai nemmeno chiusa.
Punto sei: vado a uccidermi perché ho una settimana veramente da spararsi.
Punto sette: a volte ritorno su blog che avevo dimenticato e ci trovo talmente tante boiate che mi verrebbe da non collegarmi nemmeno più ad internet. Invece beddi i miei link!! *_*
Punto otto: Ascoltate un po’ Alexi Murdoch, gente! Dai, che male non fa!
![[ In your love, my salvation lies ]](http://utenti.lycos.it/landsofnowhere/The_Ballerina_in_the_garden_by_missmisery.jpg)
Well I had a dream
I stood beneath an orange sky
With my brother and my sister standing by
I said Brother, you know you know
It’s a long road we’ve been walking on
Brother you know it is you know it is
Such a long road we’ve been walking on
But Sister you know I’m so weary
And you know sister
My heart’s been broken
Sometimes, sometimes
My mind is too strong to carry on
[ Too strong to carry on ]
When I am alone
When I’ve thrown off the weight of this crazy stone
When I've lost all care for the things I own
That's when I miss you,
that's when I miss you,
that's when I miss you
You who are my home
And here is what I know now
Here is what I know now
Goes like this…
In your love, my salvation lies
In your love, my salvation lies
In your love, my salvation lies
In your love, my salvation lies
In your love, my salvation lies
In your love, my salvation lies
[ In your love, my salvation lies ]
In your love, in your love, in your love

Non so com’è, però finisce che hai un mal di testa allucinante, come se il tuo cervello bussasse morbosamente alle tue tempie per uscire. E non avrebbe tutti i torti, a pensarci bene.
Ed è uno schifo, perché per quanto ti sforzi non riesci a dormire.
Ed è uno schifo, perché tutto questo ti fa pensare. Ti fa pensare alla tua vita.
Ed è uno schifo.
Perché ti rendi conto di come in una settimana di assenza nessuno in giro ti abbia mandato un solo sms per chiederti come stavi.
Perché ti accorgi di come la compagna di banco alla quale per anni hai confidato speranze e dolori segreti non si è nemmeno girata a guardare mentre ti portavano via, ed eri più di là che di qua.
Perché le uniche due persone di cui stai cercando di conquistarti l’amicizia e l’attenzione sono le uniche due che ti stanno infinitamente sul cazzo, che se c’è una cosa che vorresti è graffiare via le loro facce e vederle sparire per sempre.
Ed è facile giudicare, vero? È davvero così facile, perché quando tiri avanti per la tua strada e righi dritto nessuno se ne accorge, ma appena mostri al mondo che infondo non sono rose e fiori e vorresti fosse tutto diverso… allora sì. Allora sei da biasimare. Perché mostri che dentro non sei una macchina, ma una persona, che sei tutto il contrario di quello che vorresti essere e mostrare di essere.
Eppure fuori vai avanti.
Vai avanti e non ti guardi indietro. Fingi, sapendo di farlo. Calcoli gesti e parole con ingenua ponderazione.
Vai avanti come un sicario, come un assassino.
Vai avanti come un pittore, che invece di dipingere cancella. E il suo pennello, accarezzando la tela al contrario, porta via amici e conoscenze, cancella i rami ormai secchi e i fiori appassiti.
[ Cancellare il superfluo ]
[ E seguire ciò che rimane ]
Fai finta di sorprenderti, guardando indietro, ma già da tempo lo sapevi.
Lo sapevi, quando Lei lasciava la tua mano, che non ci sarebbe stata storia. Che la candida scrittrice dai mille anelli e dagli occhi splendenti si sarebbe rivelata un’inetta sporca e indegna di rancore e non più importante delle pietre del selciato.
Lo sapevi, che il suo migliore amico, il tuo confidente per settimane… mesi, non ci sarebbe più stato, in breve. Lo sapevi, quando diceva di piangere per te, di non avergli mai creduto. Lo sapevi, quando gli dicevi che non te ne saresti mai andata, che l’unica cosa che avresti voluto era di voltarti e non farti più sentire.
Come un sicario che non uccide.
Come un assassino che non lascia ferite o tracce visibili.
Fredda. Così sei stata definita, dalla nascita. Oroscopi, cazzate varie. Tutto ti definiva insensibile e fredda.
Insensibile no, quello non lo sei mai stata. Mai. Ma fredda ti stai rivelando ora. Cancelli ricordi inutili, ricettacoli per fantasmi senza meta.
E poi c’è Lui che non c’è.
C’è Lui che non legge più.
C’è Lui che da qualche parte forse ti ricorda e forse no.
C’è Lui che se sapesse quello che scrivi non tornerebbe mai più.
C’è Lui che se ti guardasse vedrebbe solo un grande casino, da cui tutti non possono fare a meno di tenersi lontani.
C’è Lui che non ha capito che è proprio Lui quello che potrebbe mettere le cose a posto solo tornando. Che non ha capito che non chiedi miracoli, non chiedi che ci sia sempre, chiedi solo il tepore che può darti ogni tanto pensare che tornerà. Dopo un mese, dopo un anno, dopo un’eternità, ma almeno sapere che prima o poi per qualche minuto ci sarà.
Ma a vederti fuori non ti vuole e a vederti dentro non capisce e si spaventa.
E allora cosa fai?
Scrivi, è semplice.
Getti tutta la tua rabbia e la tua frustrazione in questo pozzo di byte nero e blu.
Nessuno ti ascolta.
Nessuno ti ascolta.
Nessuno ti ascolta.
Scrivi. Almeno il foglio mantiene tracce di te e quando tu deciderai di bruciarlo, allora il vento ti porterà, indecifrabile, da qualche parte. Lontano.
E tu lo sai che scrivere è l’unico modo che ti libera dal tuo carcere, che ti dà il potere di creare qualcosa. Ma per liberarti devi scrivere in un modo che ti incrimina. Induce gli altri a puntarti il dito contro. Gli altri. Perché gli altri ti chiuderanno in una nuova gabbia, e con i loro occhi ti puniranno di nuovo.
[ Per quello che hai detto ]
Perché alla fine Reyes aveva ragione: “ Il bello è che scrivere non serve a nulla di ciò che uno vuole. Scrivere è un limite, un dolore, un difetto in più. Il bello è che dopo averlo fatto stai malissimo. Niente è cambiato, tutto rimane al suo posto. Il brutto è che scrivere non ti guarisce dagli impulsi assassini. Il brutto è che desideri ancora un amore indimenticabile. Il bello è che scrivere è un altro modo di cagare e masturbarsi. Uno scrive perché rimane impantanato tra un’intenzione e l’altra, perché c’era una volta l’amore ma ho dovuto ammazzarlo.
Il brutto è che scrivere serve a tutto quello che tu non vuoi.”

"Non è che finisco anche io come la nonnina dei 4 salti in padella, che sotto l'albero trova le buste di tortellini e la coroncina ma vuole anche il principe?"
![[ Inutile porcellana inerte ]](http://utenti.lycos.it/landsofnowhere/Porcelain_Doll_by_BlueBlack.jpg)
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Sabato. Non avevamo niente da festeggiare, ma abbiamo festeggiato lo stesso. Come sempre. Le solite 8 persone, la solita taverna calda, la solita soffitta gelida, una nuova bottiglia di Rum. E ho scoperto che quasi nemmeno lo sento, per la gola: 40 freddissimi gradi. Alle volte il coinvolgimento che mi danno gli altri mi fa desiderare di distruggere qualcosa di me. Tanto per cominciare un pezzo di fegato. Un qualcosa di mortale dentro che voi non potrete vedere.
Le stelle non erano mai state tante e il vento gelido sospingeva i miei passi leggeri sull’asfalto nero e deserto. Ho ballato in punta di piedi tutta la via, tra silenzi e foglie morte.
[ Sono la regina di cicale scoppiate ]
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[ Lei ]
Disgusto.
Provo disgusto.
Per quanto possa non essere eticamente corretto.
Mi disgusti.
Con che coraggio mi definisci ancora “la tua Alice”, io non lo so.
Ma tu non sei più tu.
E io questo scarto di luce sporca non lo voglio.
Anche ora che io non ti giudicavo e non ti pressavo non sei stata capace di mantenere gli impegni.
Sei un tarlo e vai avvelenato.
[ Stupida bambola di porcellana senza fili, stupida bambina senza volontà, stupido bruco con la paura di volare ]
Che strano. Una tromba d’aria ha piegato un albero di fronte al maneggio. No, non l’ha sradicato, l’ha “solo” piegato ad uncino. Mah.
Mantova. A momenti nemmeno capivo dove stavo andando, quando poi mi ci sono trovata. E allora mi sono ricordata tutto nei particolari. E saranno passati sette anni ormai… La piazzetta, i retrovie, i monumenti, le colonne della chiesa, i ciottoli in terra. Nelle più particolari cretinate. Anche il piccolo bar con l’omino dai capelli grigi.
Che poi uno si dice “questa qui è andata a Mantova e si ricorda ste scemate…” Ma io oh, che ci posso fare!
La amo questa classe di matti, la amo da fuori, così com’è vero che io immortalo momenti ma non ne faccio mai parte. Li invidio, veramente, ma non me ne sento parte, dopotutto. Non me ne sento all’altezza.
E nonostante tutto mi diverto, come il botta e risposta sulle banane con Laura, Rosi che compra sempre oggettini pattoni che con Mantova non c’entrano proprio, Carola che invece di qualcosa di serio va a Mantova a comprare reggiseni, io credevo di essere scema a prendere quei cosini di Winnie the Pooh, invece Laura se n’è tornata con un librone sul Tanta che ha fatto scalpore. Quindi Mi sono fatta il viaggio di ritorno con Guccini on air, Giulia che mangiava Plasmon con me, la raggrinzita vicepreside che parlava di mele renette e castagnacci, Carola con i suoi mal di schiena, Laura che urlava per il pullman che lei il punto G l’ha già trovato col “fai da te” eccetera. E poi hanno il coraggio di darmi 4 baci perché “portano sesso”. No, cioè, appunto, quindi, come direbbe quella mezza caghetta della Silvia, comunque mia madre ha ragione a dire che siamo 17 soggetti da psicanalista!
Più sto freddo e più sto bene e ogni 5 minuti controllo il termometro la fuori. Giulia ha preso un paio di calzini verdi. Io solo una cartolina. E, probabilmente, ho fatto una grandissima cazzata. Perché ho scritto, poi? Ma che diritto ho? Ma cosa spero io? Bah. Non lo so. Eviterei persino di chiedermelo se potessi.
Vanvera. Parlo a vanvera.
Torno ad ascoltare Guccini in santa pace, che tanto a pensarci è solo peggio.
![[ In Silenzio ]](http://utenti.lycos.it/landsofnowhere/silencee.jpg)
Di gente ne muore. Tutti i giorni. Ma solo quelli della Mediaset sono sempre buoni, bravi, disponibili, casa e chiesa, dolcissimi, hanno madri che fanno certi sceneggiati rivoltanti ripetendo a vanvera e senza nemmeno farsi capire quanto per loro contasse il figlio o la figlia.
Ma è logico che una madre ci sta male!
Ma è ovvio che gli amici sono sconvolti!
…ma a me tutta questa saccarina gratuita e tutte queste scenate isteriche imbevute di singhiozzi… a me queste cose fanno veramente, veramente schifo!
Se per caso muoio e gente che non mi ha mai nemmeno vista va da Emilio Fede & Co. a dire che ero una persona stupenda giuro gli farò avere incubi per tutta la sua vita. Di me non voglio che si dica niente. Come sono venuta, me ne vado anche. In silenzio. Vivo una vita insignificante, e quantomeno non voglio lasciare traccia di tale orrore.
Voglio essere lasciata tra le radici di un albero a marcire e a fare i vermi. E magari sull’albero attaccare un cartello con scritto
[ “Qui sotto sta una che vuole essere lasciata in pace, quindi non rompete il cazzo” ]
E chissà che magari allora non starò giocando a biglie con i vermicelli, magari di voi là sopra me ne fregherà meno di niente.
Ho una paura, un dubbio. Non è che ora torna tutto come prima qui? Intendo… mi sa che sto tornando ad usare questo blog come mezzo per arrivare a te che non ci sei più. E la cosa non è che mi va molto bene, perché alla fine non scrivo sempre tutto quello che vorrei, ma solo quello che vorrei far capire a te. Insomma, è da tempo che sto scrivendo in modo da far capire che sto diventando una persona equilibrata, ma se sono qui a dirlo evidentemente non lo sono. Ma come faccio ad essere equilibrata se mi manca una parte di me, me lo spieghi? E qui mi verrebbe da ripetere una frase letta sul diario di Giulia, ma non la scrivo per non compromettermi troppo, per quanto ancora possibile, e anche per non sentirmi più idiota di quanto già non mi senta.
Non parlo della scuola, non parlo di mio nonno, la mia famiglia, il freddo… tutto. Perché è tutto causa di problemi e io devo essere quella forte. Perché qualcuno possa poi scoprire che sono stata forte nonostante tutto e possa poi concedermi di essere fragile. Il fatto è che nessuno lo riconosce, quindi poi sono fragile lo stesso e mi sento una cretina. Forse è solo che sono fragile in certe cose e forte in altre. Questo non lo so, però fin’ora sono sopravvissuta, tra alti e bassi.
[ Ed io saprei reagire per te… ]
Mica era scemo Catullo, alla fine… Aveva fatto ottime distinzioni: “Ti amo ancora ma ti voglio meno bene”. Giusto. Ma non chiedo niente, non è per me. Capita. Io non voglio dimenticare parti di me. Non voglio dimenticare niente di te. Però forse mi sto facendo i film in testa o qualcosa del genere. Devo sembrare davvero patetica e stupida.
![Like a [ PrIsOn ]](http://utenti.lycos.it/landsofnowhere/Prigione.jpg)
Alla fine tutto sembra uno di quei giochetti psicologici del cazzo… e mi girano infinitamente le palle perché non posso eliminare questo schifo che vedo dappertutto!
Io li strapperei, questi occhi, la lacererei fino all’osso, questa carne, se solo servisse a qualcosa! Infilzerei il cervello da tempia a tempia più e più volte, lo vomiterei, il mio cuore, se solo potessi! Non è possibile che un tale tarlo, che una tale imperfezione viva sulla faccia della terra! Non è possibile e basta. Tutto questo è stato un errore. Perché io. Qui non dovrei esserci.
[ Ditemi che per questo male si può morire, ditemelo… ]
Perché qualcuno non mi fa la cortesia di prendere una pistola o un laccio di plastica o un qualcosa e mi sopprime? Perché, se proprio tenete alla mia vita, non mi riempite di sedativi fino a farmi dormire per sempre? Perché?
Nessuna cosa, nessuna persona, nessun gesto mi ha mai fatto più schifo di quanto me ne faccio io da sola.
Mi faccio seghe mentali su seghe mentali ogni singolo giorno che passa e non cambia niente. Niente. Allora provo a prenderla come viene. Niente. Carpe diem. Niente. Vaffanculo. Niente. Tendo una mano. Niente. Lascio perdere. Ancora niente.
Qualsiasi cosa faccia non cambia assolutamente niente.
Il fottutissimodestinochenonesiste per me non ha in serbo proprio nulla. Nulla.
Perché qualcuno lassù non prende la gomma e non cancella dal foglio quella macchia orribile che sono io? Che motivo ho di rimanere qui? Soddisfare le aspettative degli altri? E le mie? E quel mio giochino del cazzo sulle aspettative inespresse e mai soddisfatte? Niente, vero? Solo risposte del cazzo. Oppure nessuna. Il che è uguale.
Per favore.
Prendete la gomma.
Alle volte mi sento come riuscissi a provare delle sensazioni che sono come delle vittorie. Provo quella sorta di poesia che provavo parlando con Lui, ma non c’è nessuna situazione a cui io possa far aggrappare questi strani momenti. Mi sento come uno che corre e corre e corre e alla fine semina tutti e si rende conto che la maratona la vincerà lui, ma quando arriva alla fine pervaso da un’adrenalinica gioia si rende conto che non c’è la striscia del traguardo da trascinarsi vittorioso sul petto e non c’è un pubblico che lo accoglie con grida allegre. C’è solo lui in uno stadio vuoto e gli altri concorrenti dietro di lui che forse erano solo illusioni. C’è solo lui nello stadio vuoto, con gli spalti silenziosi e grigi.
Non provoca gioia, questa vittoria.
Non porta a niente, questa riuscita.
Perché lui ha battuto tutti, ma la sua vittoria è nulla senza alloro che la canti.

Ok. Basta. Si cambia registro.
Sì, perché per quanto possa avere le mie crisi e di notte ti sogni, non si può continuare in questo tono.
[ Proprio no ]
Basta con le principesse, con i cavalieri, basta con le parole altisonanti, le promesse non mantenute e le paure. Basta con questo tono melodrammatico e tragico. Perché non posso – non voglio – accettare di essere così e che tutto questo sia così a sua volta.
Allora.
Io sarò sempre sincera e tu smetterai di nasconderti. Perché non siamo i protagonisti di una tragedia qualsiasi: siamo due persone, siamo io e te, te e me. Da qualche parte. E non potrà mai esserci niente di niente se non possiamo parlare serenamente, se non possiamo fare un discorso senza metterla sul tragico, o sul “forse”, o sul “vedremo”.
Non ti chiedo più niente. Non ti chiedo di esserci o di farti sentire spesso o chissà cosa; perché non è giusto nemmeno che tutto ruoti attorno a me e a quello che io voglio. Ho sempre desiderato un tuo abbraccio, ricordi? Beh, stranamente ho sperimentato che si sopravvive anche senza. Ringrazio per quello che ho e, per quanto riguarda quello che non mi è concesso… bene o male si vive comunque. Non è una questione di desideri, questa. [ Lo sai anche tu cosa vorrei ] Ma non importa se non ci sarai (cioè, sì, importa eccome, però non sta a me decidere), comunque mi costringerò a farmene una ragione. Non me la farò mai, ma saprò che è così e non può essere diversamente. Insomma. Basta con tutte le storie vecchie, voglio essere una ragazza normale, è giusto che viva qualcosa di normale, e fuori dal mondo delle fiabe.
[ Lo sai che qui c’è un posto solo per te ]
C’è stato e ci sarà sempre e comunque.
Sia se vorrai tornare “pienamente” nella mia vita, sia se vorrai farti sentire ogni tanto come un “amico lontano”, sia se deciderai solo di ricordarmi.
O anche no.
Ma se tornerai sarò serena, ti darò quello che mi sentirò e non ti chiederò più di quanto sarai disposto a dare.
E questo è quanto.
Concludo come nell’ultima lettera che ti ho scritto.
Per il resto, non ho nient’altro da aggiungere.

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